Domenico Rea nasce a Napoli l'8 settembre 1921, da Giuseppe, nato a Nocera Inferiore il 27 gennaio 1879, e da Lucia Scermino, nata a Torre del Greco il 29 settembre 1880; ha due sorelle maggiori, Raffaela e Teresa. La famiglia si trasferisce subito a Nocera, paese natale del padre e dove la madre esercita la professione di Ostetrica. Trascorre l'infanzia e l'adolescenza a Nocera Inferiore, che molti erroneamente credono sua città natale, ma dov'è, però, sepolto. Dopo un breve soggiorno a Milano, si stabilisce, con la famiglia, definitivamente a Napoli a partire dal 26 marzo 1952. Il 20 agosto 1949 a Napoli aveva sposato Annamaria Perilli (nata a Napoli nel 1923), da questo matrimonio nacque una figlia, Lucia.
Conclusi gli studi regolari, dedica molto del suo tempo a collaborare ai giornali locali, osservatore partecipe e attento ai problemi della sua città. La sua facilità nel narrare lo portano giovanissimo a scrivere i primi racconti, che vengono pubblicati tra il 1941 e il 1943 nel giornale universitario di Salerno; questa propensione all'inchiesta descrittiva si riconosce anche nei successivi romanzi, nelle collaborazioni giornalistiche che avrà in futuro con vari quotidiani (tra cui La Repubblica e Il Mattino) e nei programmi televisivi ai quali sarà chiamato a collaborare.
La Nocera amata e odiata, chiamata con il vezzeggiativo Nofi, e Napoli diventano fin dagli inizi della sua carriera di scrittore fonte d'ispirazione per le sue opere narrative.
Dopo il suo primo racconto quasi dimenticato dalla bibliografia ufficiale, La Figlia di Casimiro Clarus pubblicato sulla rivista Mercurio nel 1945, Rea ottiene (anche con un certo clamore) l'attenzione della critica e del pubblico con i racconti di Spaccanapoli del 1947, dove con grande acume descrittivo fa emergere l'immagine di un meridione d'Italia sospeso fra il grottesco e il tragico, unendo con grande abilità stilistica realismo crudo e fantasia illimitata d'immagini poetiche, raggiungendo una notevole profondità espressiva.
Dopo questo libro pubblica nel 1948 per il teatro Le Formicole rosse; anche in questa opera minore esprime con vigorosa immediatezza le passioni, i furori e le speranze del proletariato napoletano. Con la raccolta di racconti Gesù, fate luce del 1950 (con la prefazione dell'illustre critico Francesco Flora) l'anno dopo vince il Premio Viareggio. Rea esplora in quel periodo anche temi memorialistici come in Ritratto di maggio, resoconto nostalgico di un anno di scuola, Una vampata di rossore (1959), un romanzo in cui l'azione si svolge nell'immaginaria e sempre cara Nofi, e Diario napoletano (1971); scrive anche delle poesie raccolte in L'altra faccia (1965).
Nel 1979 lo vediamo a Salerno,alla Camera di Commercio, dove presenta alla stampa l'opera di estetica morale Il vangelo di Matteo, dello scrittore salernitano Franco Pastore e Liana Annarumma.
Dopo anni di silenzio nel 1985 pubblica Il fondaco nudo, ancora una raccolta di racconti che, oltre a confermare una rara coerenza, dà prova di un'ulteriore maturazione stilistica.
Nel 1992 torna nel paesino immaginario di Nofi con Ninfa plebea, storia dell' "educazione sentimentale" della adolescente Minuzza, un romanzo crudo ed essenziale, col quale vince nel 1993 il Premio Strega, e in cui lo scrittore con una rinnovata capacità creativa indirizza verso un erotismo sospeso tra realismo ed elaborazione fantastica.
All'alba del nuovo anno Rea, ancora intento a scrivere nella sua villa di Posillipo a Napoli, il 26 gennaio1994, muore serenamente colpito da un ictus.
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